mercoledì 18 febbraio 2026

Il primo sessantenne

 

C'è un sentimento che mi sembra meraviglioso. Prescinde dal tempo. E' inconsapevole a sè stesso, si costruisce da solo sfruttando dettagli e condivisioni. Non te ne accorgi quasi mai, è discreto, spesso silenzioso e non raramente fa di tutto per farti credere di non esistere. Poi arrivano quei momenti strani, nei quali riflessioni, pensieri o fosse anche solo un momento di ricordi te lo fanno piombare addosso come un treno in corsa. 
L'amicizia, secondo me, è tutto questo.
Binario parallelo all'amore. Tendenzialmente non si incontrano mai ma il caos che regola il ritmo della vita a volte fa brutti scherzi e li sovrappone. A volte. 
Io se penso ad un amico penso a colui con il quale ho condiviso momenti indelebili, importanti perchè addendi di una somma chiamata oggi. Un risultato fatto di prime volte, primi incontri, esperienze nuove. Mani scottate dall'imprudenza e dall'incoscienza giovanile, a volte bruciate. Ma anche sorrisi sinceri, abbracci e tanta ma tanta aria che non tornerà. La lettera che mi scrivesti quando ero in Romania, sicuramente normalizzata sul momento ma che adesso fa venire la pelle d'oca. I primi subbugli ormonali, ingigantiti mentre ce li raccontavamo e verso i quali non avevamo soluzioni. A quei tempi nessuno ti spiegava niente e i social non avevano ancora appiattito la curiosità. Ce la siamo costruita insieme quella curiosità e, a pensarci, è stato bellissimo.
Quelle partitine in piazza Leopoldo, te in porta, io a tirare. E ci sentivamo cosi forti. Quei giubbotti messi in terra, simulacro di una porta e i commenti tra di noi che ti vestivano di grigio e nero come il tuo idolo Zoff. Io che se segnavo ero Antognoni e quando sbagliavo Bettega.
Il Subbuteo, il primo motorino.
Andammo a prenderlo insieme ti ricordi? Mi sembra dallo Zanni, ma forse mi difetta la memoria. 
Non ti fidasti a montarci sopra per portarlo a casa. Lo spingemmo. 
Mi vengono le lacrime.
Oggi sarebbe impensabile vivere quel momento. Ci avrebbero accompagnato i genitori, tronfi del loro regalo, carta di scambio per il futuro.
E invece noi lo abbiamo fatto da soli. 
Quel manubrio che tu volevi tenere alto mentre tutto il mondo lo abbassava ancora prima di metterlo in moto per la prima volta. 
Eri un rivoluzionario. 
In molte cose eri tu l'anticonformista! Tutti noi tendevamo all'allineamento, non te. 
Te ne sei sempre sbattuto le palle di quello che ci chiedevano di essere.
E per questo, a volte, ne hai pagato il prezzo.
Mi devo fermare perchè avrei da scrivere per ore. Sono sicuro che questo incipit ti strapperà un sorriso e chissà quanti altri ricordi ti farà venire alla mente.
Siamo arrivati ad oggi. Sei il primo a tagliare questo traguardo. Il novanta per cento di questo sentiero lo abbiamo condiviso, quando più quando meno. Ma anche nell'assenza sapevo che, da qualche parte c'eri tu con il bagaglio di amicizia che ci siamo costruiti.
Buon compleanno Gigi e grazie per essere "il mio miglior amico".

lunedì 3 febbraio 2025

Il Dottore ...

 

Sono un privilegiato.
Ho avuto la possibilità di essere lì, ad ascoltarti.
Dal giorno in cui mi accennasti su cosa avresti voluto discutere la tua tesi ho avuto il privilegio di esserci.
Mi sembrava, scioccamente, un argomento davvero più grande di un ragazzo che quegli anni non li aveva vissuti.
Avevo il timore che venisse uno dei tanti racconti che nel tempo hanno riempito pagine e pagine di giornali, libri, editoriali.
Invece mi hai stupito. E quando un figlio stupisce un genitore è una cosa meravigliosa.
Ho immaginato di vedere suduti in quell'aula il nonno Armando e il nonno Franco che per quegli ideali hanno rischiato la loro vita.
Me li sono immaginati nella loro durezza, figlia di vite vissute con fatica. Ma con gli occhi lucidi e il cuore grande come l'amore che, se ne avessero avuta la possibilità, ti avrebbero dato.
A differenza loro io sono stato un privilegiato.
C'ero.
Con gli occhi lucidi e il cuore grande come l'amore che ho per te.
Buona vita Dottore.



lunedì 16 settembre 2024

Maratei patru

 

Non amo i social in generale. Non amo la loro assoluta fluidità, senza vincoli, senza freni. Tutti hanno licenza di sparare a zero. Su tutto. Su tutti.
Non li amo perchè mi hanno fatto cedere al loro richiamo. Odio fare una cosa che odio fare... e farla!
Ogni tanto arriva quello sprazzo di luce che non ti fa andare via. Ti trattiene. Ti dai un'altra possibilità. Quando dopo 45 anni incroci occhi che hanno con te condiviso un pezzetto di strada e riesci a vedere quello sprazzo di luce, quella possibilità di restare.
Erano gli anni della spensieratezza, tutto era leggero e qualsiasi cosa succedesse era la cosa migliore che potesse succedere. Avevamo poco e quel poco era prossimo al niente. Un niente che ci obbligava ad inventare.
Un'accontentarsi prezioso che trasformava un cerchio di ferro e un bastone in una giornata indimenticabile.
Un piccolo affioramento di un orizzonte solforoso ci portava in una avventura epica. Quei piccoli pezzetti fumanti che per prenderli chiamavano alla scalata della collina dietro casa, erano per noi un mistero oltre che un gioco. Bastavano poche gocce di acqua e rimanevamo minuti interi a guardare come la chimica ci stesse insegnando. I maestri che ci piacevano, quelli della strada.
Oppure lo slittino, fedele compagno dei mesi rigidamente invernali. Quelle discese disgraziate lungo i marciapiedi che più di una volta ci hanno fatto correre all'ospedale! Ma che bellezza ricordarle. Di una di loro porto ancora i segni sotto al labbro superiore. Una firma. Un autografo, prezioso.
Andavamo a scuola tutti vestiti uguali, completino grigio scuro con il fazzoletto rosso del glorioso Partito Comunista Rumeno. La mattina fuori dal portone della scuola, aspettando la campanella, sembravamo gli attori di Squid Game proiettato negli anni 70. Il carnet de alev, che custodisco gelosamente, mi suggerisce che tutto sommato non mi dispiaceva quella scuola così diversa da quella che avevo conosciuto in Italia.
A dir la verità non mi dispiaceva proprio niente di tutto quello che avevo intorno.
Sono stati anni bellissimi vissuti accanto a persone genuine, arricchite da una povertà sana, pulita, gentile. Amici che mi sono rimasti nel cuore, in quello spazio profondo dove neanchè il tempo riesce più ad arrivare. Sono incancellabili.
Molti di loro non ci sono più. Sono passati da una rivoluzione che li ha massacrati e resi liberi. L'hanno sognata fortemente quella  libertà e lo hanno fatto morendo, combattendo, vincendo.
Non so più dove siate ma riesco a vedervi. Nitidi.
Vedo Orazio con le sue scarpe rosse bucate sopra i pollicioni scendere a grandi falcate dalla collinetta con in mano un pezzetto di zolfo.
Gelu con i suoi tappini schiacciati, imbattibile a giocare a muretto. Mi sono sempre chiesto come faceva ad appiattirli in quel modo, lisci e bilanciati. Ma forse non erano ne bilanciti ne tanto meno lisci. Erano solo bellissimi.
Eravamo, solo, bellissimi.
E tu Laura, maschiaccio tra i maschi. Ci siamo presi per mano in anni indimenticabili e abbiamo visto e fatto cose che, forse, oggi farebbero sorridere se raccontate ai miei figli.
Ogni tanto capita qualche foto di allora e mentre le guardano osservo quegli occhi. Divertiti ma lontani. E allora i pensieri me li tengo stretti. Per dargli valore. Perchè fanno sorridere anche me ma gli occhi diventano lucidi e questa cosa mi piace da morire.




martedì 14 febbraio 2023

L'odore del pane

 

Cara zia, non sono molto bravo con le parole, mi riesce meglio far parlare gli occhi e a volte gli abbracci. Trovo che l'unica soluzione per mettere insieme tutto questo sia scrivere. E voglio scriverti cosa è stato per me lo zio Renato perchè a voce molto probabilmente non sono mai riuscito a dirtelo o a fartelo capire.

Ho camminato insieme a lui quando ero piccolo poi, crescendo, l'ho fatto sempre meno. Non posso farmene una colpa, ognuno prende le sue strade e quelli come me, orsi solitari, imboccano sentieri nascosti. Ma la strada che la vita mi ha permesso di fare insieme allo zio è stata una strada importante. Un cammino che segna e mette da parte. Quei passi non li vedi mentre li fai, li senti ma ti sembrano come tanti altri. E invece sono passi che dopo anni ti riportano in quei sentieri e ti fanno capire molte cose. Lo zio è stato per me uno di quei sentieri. Un porto sicuro dove sai che attraccandovi trovi saggezza. Da piccolo feci un disegno, che purtroppo non ho ritrovato ma del quale ho precisa memoria, nel quale un mio supereroe con un solo braccio stava costruendo una casa. E ricordo nitidamente che questo supereroe era più grande, molto più grande della casa che stava costruendo. Era l'immagine che, quel bambino, si era costruito del suo zio.
Ho il ricordo dello zio cacciatore, di quando a Montespertoli venivamo a mangiare il frutto della sua caccia. E non ho mai capito come diavolo facesse a prendere la mira, sparare e fare centro con un braccio solo! Ma erano particolari che davano peso a quel disegno, gli davano spessore e dignità.
Un pomeriggio, camminando lentamente lungo il muro che faceva da perimetro alla casa di Montespertoli tenne una lectio magistralis sull'evoluzione dell'uomo e tutte quelle parole erano perfettamente incastonate in quelle pietre alle quali, lui, aveva dato vita. Era riuscito a dare significato al tempo. Pietre che fino ad ieri erano "solo" pietre erano diventate cattedre universitarie, depositarie della fatica e del sudore. Tutto questo non è per niente scontato. Solo i supereroi riescono a vedere dove gli altri guardano.
Con il tempo ho dato valore anche a quelle interminabili pause che faceva quando ragionava su qualcosa. Ed è strano come il crescere dia peso a dettagli che prima sembravano un di più. Invece, anche stavolta, aveva ragione lui. Quelle pause a contorno del ragionamento non sono e non possono essere un peso, una noia. Danno il tempo di ascolto. E' una gentilezza, una mano tesa all'interlocutore pregandolo di entrare con lui in quel ragionamento. Qualcuno ha detto che bisognerebbe nascere grandi per apprezzare il tutto. Io non sono daccordo perchè mi sembra bellissimo, oggi, che l'ho salutato per l'ultima volta rendermi conto di quanto abbia dato senza che me ne rendessi conto.
E a te, cara zia, a te riserbo il mio bacio piu grande. Le parole che ti ho sentito dire, piangendo, sono state quanto di piu tenero, dolce e incommensurabile si possa volere ascoltare. Quel "Amore Mio" sussurrato ha fatto capire quanta bellezza e quanta giustezza avete condiviso con chi vi è stato vicino in tutti questi anni. Stamani mattina, da dietro una pianta di ulivo, guardavo i tuoi nipoti e mi è venuto da sorridere.
Siete anche questo. Siete come l'odore del pane.

Ciao Zio, non so adesso dove tu possa essere ma ovunque sia spero che tu ricontruisca quel meraviglioso muro.

venerdì 20 gennaio 2023

A riveder le stelle

 

Gennaio 2023 - Ne è passato di tempo dall'ultimo pensiero che ho messo su questo blog. In mezzo c'è stata una pandemia che ci ha devastati, cambiati e portati a vedere le cose in maniera diversa.
Due anni che hanno deviato il corso di alcune cose nella vita di tutti noi, e la mia non ne ha fatto difetto.
Il panno verde, le miniature, il lucido, il mondo del Subbuteo mi sono stati a fianco da quel lontano Natale del 1976 ma quest'anno, per la prima volta, qualcosa si era incrinato. Sopito l'entusiasmo se ne era andata quella tensione che, da sempre, ha caratterizzato la settimana prima di un torneo importante. 

Ai campionati italiani ci sono andato, ma sarei potuto essere a GardaLand e le sensazioni sarebbero state le stesse. Sono seguite settimane di riflessioni perchè così no, non andava bene. Non fosse altro per il rispetto che porto ad un mondo che mi ha visto crescere fino a diventare quello che oggi sono. Fortunatamente la vita mi ha regalato un amico, un vero amico: Marco è stata la spalla sulla quale ho potuto riversare tutte le mie perplessità e, anche grazie a lui, ho fatto scelte ponderate senza voli pindarici che mi avrebbero portato a chiudere, definitivamente, la valigetta nell'armadio.
Mi sono guardato intorno. Avevo un bisogno urgente di aria nuova, di energia che ridesse vita a quell'entusiasmo perduto. Sinceramente non ci ho messo molto a decidere cosa fare. In un angolino della mia mente c'è sempre stata la frase "se mai un giorno dovessi andare via da Firenze andrei a..." ed è così che ho preso il coraggio a quattro mani ed ho scritto un messaggio. 

La parola coraggio non ha niente di esagerato perchè ci vuole coraggio ogni volta che si decide di cambiare qualcosa nella vita, qualcosa che hai costruito nel tempo e che è diventata un tuo porto sicuro. Si, per cambiarla ci vuole coraggio perchè devi essere pronto all'errore, alla non accettazione, alla ripartenza. Ma forse è anche questo il bello della vita. Quel messaggio ha attraversato il mar Tirreno, probabilmente imbarcandosi a Livorno, sbarcando ad Olbia e dirigendosi verso Sassari. Si, perchè dopo "andrei a....", nel mio cervello, ha sempre fatto seguito: "Sassari".
Avevo sempre guardato quel gruppetto di giocatori dall'accento strano come un'anomalia, una piacevole anomalia, come la viola che trova la forza di sbucare fuori in un campo innevato. Compatti, uniti, giocatori bravi fortificati da quella passione che li portava ad enormi sacrifici pur di far scivolare le miniature sui campi di tutta Italia. Le risate contagiose me li facevano vedere come il proseguimento di quello che in tanti anni di lavoro avevamo creato in riva all'Arno. Un gruppo di amici che non ha bisogno di cercare altrove per esaltare la propia vocazione calcio tavolistica, che non ha bisogno del campione per trovare la soddisfazione che ti dà una vittoria. Molto meglio un secondo posto, ma tutto nostro!
Per tutto questo ero pronto alla "non accettazione". Che cazzo vuole 'sto giocatorucolo da serie C che ha addirittura la presupponenza di proporsi? Conoscendoli non mi avrebbero mai risposto in questi termini ma il succo del discorso poteva tranquillamente essere questo. Pensai che mi avrebbero liquidato con parole eleganti, magari ringraziandomi anche.
E invece. E invece avevo ragione. Ci avevo visto giusto.
Ho conosciuto persone meravigliose, dagli occhi sinceri. Persone che mi hanno aperto le porte senza domandare, per il solo piacere di accogliere. Persone che hanno dedicato il loro tempo per prepararla quest'accoglienza, e già questo è per me tesoro inestimabile. Quella pizza, mangiata in quel meraviglioso garage che gronda passione subbuteistica in ogni suo centimetro quadrato, è stata un viaggio a ritroso nel tempo lungo 40 anni quando i nostri garages erano spettatori silenziosi di partite epiche.
Sono tornato nel "continente" portandomi dentro tutte le vostre facce, cari fratelli. La strabordante simpatia di Mimmo, che ancora non riesco a capire quando prende per il culo e quando è serio; la faccia sincera di Fabrizio (Lay) che ha stampato negli occhi quanto una persona possa essere buona e limpida; quella del Presidente, burbero, silenzioso ma perfetto compagno in questo gruppo di amici. E poi Salvatore, il gigante buono, che mi ha commosso quando raccontando di suo babbo ci ha accolto nel suo spazio. Ho durato una gran fatica a non piangere e questo è tanta roba. Raffaele che per un'intera giornata ho chiamato Luca e me ne sono accorto solo al terzo bicchiere di cannonao la sera a cena. Glauco che io conoscevo solo per la sua maestria nel creare quei piccoli capolavori e che invece si è dimostrato anche molto, ma molto altro e le parole che mi ha mandato sono state l'ennesima conferma di quanto fortuna abbia avuto a scrivere quel benedetto messaggio. L'abbraccio di Simone, mai visto e conosciuto prima, è stato incredibile perchè mi ha dato la portanza di quanto questi ragazzi siano il porto sicuro al quale attraccare.
E poi la ciliegina sulla torta è stato condividere tutto questo insieme a Lollo e alla sua dolce Angelica. Con Lorenzo ci unisce da sempre, oltre alla passione subbuteistica, la fede "Hammers" che solo chi conosce la storia del West Ham può capire perchè l'appartenenza sia così dirompente. Conoscerti finalmente anche fuori dal contesto di gioco è stata davvero una piacevole scoperta.
Che dirvi. Promesse non ne ho, certezze meno che mai. Di una cosa sola mi faccio garante. Fino a che indosserò questa maglia, questi colori, non ci sarà una stilla del mio sudore che rimarrà nel mio corpo. E fosse anche solo stare intorno ai campi ad incitarvi lo farò come fossi uno di voi da sempre.
Questa si è una promessa.
Grazie



giovedì 26 novembre 2020

Resilienza

 

Novembre 2020 - Siamo sempre stati distanti per una serie infinita di motivi. La differenza di età ci ha sempre messo su due piani diversi, difficilmente incrociabili. Quando questa distanza anagrafica è stata limata dal passare del tempo avevamo tracciato oramai percorsi lontani. Lontani, non si allontanavano ma neanchè tendevano alla vicinanza. Uno spazio grande solo in termini fisici perchè in realtà ti ho sempre sentita parte di me. La vita ci ha messo davanti sfide difficili, complicate, faticose. Ma ci ha restituito anche gioie immense. Quei quattro pargoli che giorno dopo giorno abbiamo visto crescere è una di queste. Forse la più grande. 
Le mie sfide sono state incommensurabilmente più semplici. No, forse semplici non è il termine giusto. Sono state altro. Ho avuto la possibilità di usare strumenti per affrontarle, potendo decidere di usarli o meno, come e quando volevo.
Tu no. Le tue sfide non hanno dato possibilità di scelta. Quelle erano. Poche e dovevano essere usate nel migliore dei modi. A qualunque costo. 
Io ho sempre avuto una rosa di giocatori importanti e questo mi ha dato modo di giocarmi la partita avendo tra le mani diverse soluzioni. Se sbagliavo era stata colpa mia, delle mie scelte. Quando ho sbagliato, l'ho fatto perchè non ho messo in campo il modulo migliore.
Tu hai dovuto affrontare un campionato con 11 giocatori. Contati. Non avevi panchina. Quindi senza scelta. Hai dovuto, ogni maledetta domenica, fare con quello che avevi e per non perdere sei stata costretta a cambiare.
Il quel cambiamento si annidava il pericolo più grande. Potevi incrociare le braccia, fare spallucce ad un destino che non ti ha dato strumenti. Potevi metterti a sedere in panchina e guardarti la partita, passivamente, da spettatrice. A chi ti avesse accusata di aver perso la partita potevi rispondere che non avevi altra scelta. Quelli erano i giocatori, quelli hai usato.
E invece no, non lo hai mai fatto.
Hai sempre saputo, nitidamente, che se fosse passato questo messaggio i tuoi giocatori avrebbero perso. Hai deciso di non seguire la partita da seduta.
In piedi, ogni domenica, che ci fosse il sole, il freddo o l'acqua sei rimasta in piedi. Con il sorriso sulle labbra infondendo ai tuoi 11 leoni in campo la consapevolezza che solo sorridendo potevano vincere la partita.
Potevate vincerla. E domenica dopo domenica, hai inanellato vittorie scalando la classifica e dimostrando al mondo che solo in questo modo si fa buon calcio, quello fatto di allenamenti duri, maniche tirate sù e forza. Si fa buona vita.
Vincerai il campionato e lo farai non perchè sei la più brava.
Lo vincerai perchè alla fine la legge del caos fa sempre tornare i conti.
Ogni particella, nel suo vagare impazzito, va al posto giusto nel momento giusto.

giovedì 27 agosto 2020

Il topo

 Estate 2020  

E' stata una vacanza bella. Spensierata. Questo aggettivo ha per me un valore immenso. Quando la spensieratezza credi di averla persa, ritrovarla è una rinascita. Ti consente di apprezzare il piccolo, il gesto fine a se stesso e la vastità del mare. Quel silenzio assoluto rotto solo dal vento e dalle onde.
E' stata una bella vacanza perchè vissuta come lo spazio che divide un respiro dall'altro. Quell'attimo che trova vita grazie al respiro precedente e che apparecchia per il prossimo. Preziosa, ricordo da custodire gelosamente ma che non dovrà servire da confronto. Ognuna sarà una storia.
E' stata una bella vacanza perchè ho avuto modo di apprezzare ancora una volta il senso dell'amicizia. Il valore del riconoscersi e dello stare insieme anche senza dirsi una parola. La bellezza di guardarsi intorno e vedersi circondato da persone che sai far parte del tuo cammino.
Guardavo e vedevo Daniele e Lucia incontrati purtroppo dopo un cammino lungo quasi mezzo secolo. Quando li sento parlare del passato non nascondo un briciolo di dispiacere nel non aver incrociato le loro strade prima. Poi arriva il sorriso che ti fa apprezzare il momento, adesso, e la fortuna comunque di averli incontrati. Non so spiegare bene cosa mi lega a loro e forse non ho neanchè mai avuto la voglia di rispondermi. Qualcuno parla di energie, di karma ... io credo, dal profondo del mio ateo laicismo, che ci siamo guardati ed è andata così. Meno male.
E' stata una bella vacanza perchè ha avuto il potere di trasformare una conoscenza in amicizia. Paolo e Patrizia , anzi Pippa perchè è così che mi viene naturale, erano conoscenze. Di loro sapevo quel poco che mi era arrivato dai racconti. Ma erano parole, difficili da mettere insieme, da modellare sino a fargli prendere la forma di persona. Ho avuto il piacere di condividere insieme a loro spazi, rumori, silenzi e risate. Il privilegio di condividere piccoli ritagli di intimo, di vita privata che fanno accoglienza. Il gergo comune porterebbe a scrivere "due belle persone". Per me vanno oltre perchè quando l'accoglienza diventa abbraccio è tutto elevato all'ennesima potenza.
A tutti e quattro, grazie! Per quello che siete, per come ci avete coccolati, per come mi avete fatto ridere e riflettere. Per la comunanza che mai vi siete risparmiati di condividere insieme a noi.
E' stata una bella vacanza ....... peccato solo per il topo!